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Recensione: Vita Brevis di Andrea Tanda

 Jostein Gaarder, questa volta nei panni di un detective filologo, acquista alla fiera del libro di Buenos Aires un misterioso codice in latino. Dopo uno studio approfondito, l’autore norvegese riporta alla luce una lettera indirizzata ad Agostino d’Ippona, il noto santo, filosofo, teologo, vescovo e Padre della Chiesa.
Il mittente è la sua ex amante, Floria Emilia, la quale lamenta come quello che un tempo poteva chiamare “il suo voluttuoso Aurelio” abbia subito una metamorfosi che l’ha portato a ripudiare tutto ciò che verte intorno al mondo dei sensi.
La donna ricorda al “misericordioso vescovo” il loro primo incontro, l’amore carnale della gioventù, la felicità che avevano condiviso. Citando spesso pensatori dell’età classica, confuta le tesi del suo ex amante contenute nelle celeberrime “Confessioni” accusandolo di averla tradita, non per una donna naturalmente, ma per il suo Dio. Gli spiega inoltre come avrebbe potuto gestire entrambi i suoi interessi, entrambi i suoi amori, filosofando senza rinunciare a vivere (Primum vivere, deinde philosophari).
Si sofferma inoltre ad analizzare anche aspetti personali della vita del santo, come il suo complesso edipico e la sua fragilità umana, che lo portò, soprattutto nella prima fase della conversione, a gesti eccessivi ed inconsulti come quello di picchiarla con un bastone per averlo tentato carnalmente. Naturalmente, scrive Floria Emilia con ironico cinismo, nelle “Confessioni” il suo ex “stallone” non confessa le sue colpe più gravi.
La ricerca della Continenza da parte di Sant’Agostino viene narrata con più aneddoti e riflessioni durante il corso della lettera, una lettera pungente di una donna colta e sagace, ferita dall’abbandono del suo uomo, che, non sazio del suo distacco emotivo, porta con sé il loro unico figlio, avvisando due anni dopo la madre della sua prematura scomparsa.

Andrea Tanda

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