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Intervista a Gaarder

Qui di seguito un'intervistadell'autore norvegese riguardante la prossima uscita del suo ultimo libro "Il castello dei Pirenei", che sarà presentato al "Pordenone legge". L'intervista è del 1 Settembre 2009, condotta da Giuliano Aluffi de "L'Espresso".

Jostein Gaarder, di cosa parla 'Il castello dei Pirenei' (Longanesi), il suo nuovo romanzo che presenterà a Pordenonelegge il 20 settembre?
"I protagonisti, due ex amanti che si ritrovano dopo trent'anni, hanno una relazione molto speciale con il quadro di Magritte che porta quel titolo, e che raffigura un castello su un enorme macigno sospeso a mezz'aria sul mare. Lo vedono come un simbolo dell'impossibile, del sovrannaturale che si manifesta all'uomo".


Ma hanno opinioni opposte.
"Nei due personaggi ho contrapposto il pensiero razionalista all'attrazione per l'occulto. Oggi sempre più persone credono in qualche forma di rivelazione. Molto più che in passato".

Lei si identifica con Steinn, lo scienziato razionale e scettico?
"Sì, c'è molto di me in quel personaggio. Però ho dovuto dare vita e sensualità anche alla sua controparte, l'amata Solrun. Per dare corpo alle sue argomentazioni, mi sono documentato sullo spiritualismo, fino a convincermi che Steinn non poteva aver ragione su tutto. Io amo molto la scienza, ma sono convinto che non riuscirà mai a rispondere a tutte le domande. Ma la questione cruciale non è tanto la contrapposizione tra scienza e mistero, quanto quella tra scienza e mistero rivelato. Io rispetto il mistero, ma non mi fido delle rivelazioni".

I suoi libri, da 'Il mondo di Sofia', bestseller da trenta milioni di copie, affrontano sempre temi esistenziali.
"C'è chi ama scrivere per inventare storie in libertà. E c'è chi scrive perché sente di avere qualcosa da scambiare con gli altri. Io appartengo a quest'ultimo gruppo: amo condividere gli argomenti che più mi interessano. Quelle che inserisco nei miei libri sono domande che mi faccio anch'io".

 

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