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22/09/2009 Intervista a Jostein Gaarder

Intervista a Jostein Gaarder

Ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, è tradotto in decine di lingue, con Il mondo di Sofia ha conquistato grandi e piccini… da allora (io ero tra i piccini, più o meno) desideravo fargli qualche domanda, e se alla vincita del premio Bancarella 1995 ebbi solo la possibilità di chiederli "Chi è Sofia?" (beata innocenza!) oggi che lo incontro per intervistarlo per Mangialibri ho aggiunto qualche curiosità in più.

Cos’è per te il dubbio?
Il dubbio è sicuramente fondamentale: il romanzo Il castello dei Pirenei è un libro che parla del dubbio, do voce a personaggi e a voci differenti riguardo alle grandi domande dell’esistenza umana. Il fatto stesso cha abbia scritto questo dialogo fa capire quanto lo ritenga importante per la conoscenza stessa. Questo libro parla di dubbi, è vero, ma anche di tolleranza. L’oracolo di Delfi, interrogato su chi fosse la persona più saggia di Atene, rispose che era Socrate, l’uomo cioè che affermava di sapere di non sapere, e questo più di ogni altra cosa secondo me dimostra il senso profondo del dubbio e della sua importanza.
 

La scelta del dialogo come mezzo per arrivare alla conoscenza tra ragione ed emozione, quindi?
Quello che voglio dire è quello che poi in pratica sostiene anche il protagonista maschile Steinn: noi sappiamo capire molte cose, riusciamo a comprendere concetti difficilissimi, lui è colpito dal grado della comprensione umana che anche grazie alla scienza riesce a penetrare le cose più difficili. È un dialogo, è vero, ma non solo un dialogo intellettuale, anche erotico, non solo platonico, perché le grandi domande sulla vita si fanno anche quando siamo a letto con il proprio partner. Io per esempio parlo moltissimo con mia moglie di tutto, delle grandi questioni, la dimensione erotica è importante perché queste domande sono anche emotive. Il rapporto d’amore ha anche una dimensione tragica perché prima o poi è destinato a finire, o perché ci si lasci o perché uno dei due morirà prima dell’altro, è impossibile lasciare il mondo insieme. Quindi in questo libro affronto sì questioni intellettuali, ma anche emotive.
 

La ragazza delle arance, la signora dei mirtilli rossi, tutti personaggi colorati...
Il colore è molto importante per me, non avevo mai pensato a questo collegamento tra le bacche rosse e le arance… tra rosso e arancione… In questo libro la signora dei mirtilli rossi quando si presenta soprattutto la prima volta è una visione, un’immagine molto importante per l’economia della storia che indossi uno scialle rosso sulle spalle, mentre per La ragazza delle arance avevo scelto quel frutto non solo per la forma e il colore, ma per il succo.
In entrambi i casi mi occorreva un’immagine.
 

Sono quindi le immagini che ti guidano nella scrittura?
Solitamente parto da una voce, e se riesco a costruire quella voce, se riesco a buttare giù le prime due tre pagine allora so che potrò continuare, che ho una traccia. Di solito dei miei libri ho chiaro l’inizio e la fine, mentre non ho idea del mezzo di trasporto che mi condurrà da una parte all’altra. Se avessi degli appunti sullo svolgersi delle vicende non sarebbe divertente scrivere. È meglio conoscere solo delle parti del romanzo e dar spazio all’improvvisazione.

Anche per questo libro è stato così?
In effetti ho scelto le prime parole del libro e subito dopo le primissime pagine si capisce già la metodologia del romanzo, si capisce che i due protagonisti hanno deciso di scriversi dopo essersi rincontrati. Entrambi sanno molte cose del loro passato, ma l’accordo è che non devono parlarne, né possono, molte cose quindi rimangono sconosciute al lettore, è evidente fin da come si apre il libro, Solrun dice subito "è stato magico rivederti Steinn", e già dopo le prime due lettere cominciamo a conoscerli. Solo dopo si capisce che c’è stato qualcosa di drammatico, che li accomuna, qualcosa di cui entrambi si erano autocensurati sul parlarne già al momento del fatto, perché troppo doloroso, traumatico. È lei che decide di parlarne anche se a distanza di trent’anni fa ancora male e lo steso parlarne scatenerà il dramma nel presente.
 

Ragione, caso, destino, sincronicità, son parole che ricorrono nella tua scrittura: che significato hanno per te?
In effetti questo dialogo lo intrattengo con me stesso, non credo nel destino né nella sincronicità degli eventi, il caso è il frutto di una lotteria di cui solo i vincitori sono visibili. Noi raccogliamo storie, esperienze e poi solo dopo ci vediamo una forza superiore. Solrun alla fine pone una domanda, ha un dubbio, si chiede se Steinn avesse ragione… noi dobbiamo tollerare le diverse opinioni, i credenti dovrebbero fare la stessa cosa, Solrun si chiede e se fossimo soltanto un uomo e una donna e basta? Io mi rifaccio alla canzone di John Lennon, "Imagine". Se due persone credono cose differenti possono vivere insieme? Mi interrogo su questo anche nel libro Vita Breve in cui si parla di Sant’Agostino che dice di non poter vivere con la propria amante perché l’amore fisico non gli permetterebbe di salvarsi l’anima. Una visione dualistica.
 

E adesso stai scrivendo?
Scrivo e lavoro sempre! Diciamo che adesso sto raccogliendo appunti che non si concretizzeranno prima di Natale. A me piace camminare, fare lunghe passeggiate in montagna, nei boschi, in città e mentre passeggio muovo sia il corpo che i pensieri, non riesco a raccogliere pensieri seduto davanti al computer… diciamo che adesso sono nella fase del ‘camminatore’

Articolo di: Elena Torre

 

Fonte:  Mangialibri

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